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Fringe Benefit 2021: come si calcola la tassazione

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29 apr 2021

I Fringe Benefit sono oggi uno strumento essenziale per tutte quelle aziende che vogliono motivare i loro dipendenti, incentivandoli ogni volta che raggiungono gli obiettivi prefissati.

Nel 2020 è stato approvato un Decreto speciale che comprendeva, tra i vari provvedimenti, una novità che riguardava proprio i Fringe Benefit. Questo Decreto infatti ha raddoppiato la leva fiscale sui premi digitali, passando da 258 euro a 516 euro.

Per il 2021 questo beneficio non sarà più valido, ciò significa che si ritornerà alla quota standard massimale di 258 euro.

I Fringe Benefit nel piano di Welfare Aziendale

I premi digitali sono tutti quei beni e servizi erogati dal datore di lavoro ai dipendenti sotto forma di retribuzione non monetaria, da sommare poi alla busta paga.

Tale forma di retribuzione fa parte dunque dei piani di welfare aziendale, disciplinata dal Testo Unico sulle Imposte dei Redditi e comprende una serie di vantaggi, come buoni pasto, polizze assicurative e molto altro.

La tassazione dei Fringe Benefit: come viene calcolata

Il Testo Unico sulle Imposte dei Redditi stabilisce il valore dei Fringe Benefit e stabilisce che il lavoratore ha la possibilità di usufruire dei beni o servizi erogati dall’azienda fino a un limite massimo di 258 euro.

Quando tale importo viene superato, il vantaggio viene calcolato come se fosse un reddito da lavoro dipendente, e di conseguenza è soggetto a regolare tassazione.

La tassazione dei Fringe Benefits è regolata da una normativa specifica, a seconda della tipologia di premio erogato:

  • buoni pasto: l’esclusione dalla tassazione è calcolata fino all’importo di 5,29 euro giornalieri
  • autovetture concesse a uso promiscuo: la tassazione è pari al 30% del costo kilometrico determinato in base alle tabelle ACI sulla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri
  • prestiti concessi ai dipendenti: in questo caso la tassazione viene applicata sulla differenza tra il tasso d’interesse previsto dall’azienda rispetto a quello dettato dal mercato
  • immobili destinati al dipendente: per quanto riguarda l’uso, il comodato d’uso e la locazione, la tassazione è pari alla differenza tra la rendita catastale del fabbricato. A questa si aggiungono poi tutte le spese relative al fabbricato stesso, comprese le utenze che non sono a carico del dipendente
  • telefoni cellulari e tablet: la tassazione viene applicata sulle telefonate private addebitate dal gestore telefonico (che viene scelto dall’impresa).

Sono invece esclusi dalla tassazione:

  • i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori INPS e INAIL versati sia dal datore di lavoro che dal dipendente,
  • i contributi versati per l’assistenza sanitaria, fino a un importo massimo di 3.615,20 euro l’anno
  • i servizi di trasporto collettivo dei dipendenti, da casa alla sede di lavoro.

La tassazione dei Fringe Benefit quando il rapporto di lavoro si interrompe

Se il rapporto di lavoro si interrompe o il contratto scade prima della fine dell’anno solare, e il dipendente intraprende un altro rapporto di lavoro, ci sono delle considerazioni da fare.

In questo caso bisogna considerare anche i fringe benefits eventualmente concessi dal precedente datore di lavoro. Questo vuol dire che i due periodi temporali associati ai due differenti rapporti di lavoro, fanno parte di un solo periodo di imposta.

La disposizione agevolativa non introduce franchigia e una volta superato il limite indicato, il valore dei fringe benefits subisce la tassazione per intero.

La verifica del limite si effettua considerando gli importi eventualmente addebitati al dipendente.

Prestiti di denaro: come funziona la tassazione

I Fringe Benefit possono essere erogati al dipendente anche sotto forma di prestiti, che vengono concessi dall’azienda al dipendente. In questo caso, si assume come compenso in natura il 50% della differenza tra:

  • L’importo degli interessi calcolato al Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR) vigente al termine di ciascun anno;
  • L’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.

Va specificato che questa normativa non si applica ai prestiti stipulati prima del 1° gennaio 1997, e per i prestiti di durata inferiore ai dodici mesi concessi.

 

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